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Enrico Dolce, un padre visto dai figli....

 

.... la storia di una vita, una vita piena d' amore e... di motori (ndr)

14 GENNAIO 2013

Ci e’ stato chiesto di tracciare un ricordo del nostro Papà ad un anno della sua scomparsa.

Sono al suo computer e sono le 4.30 del mattino.

Questo mi sembra il luogo e il momento adatto da cui cominciare: il suo computer e il suo orario mattutino: tante volte rientrando, da ragazzi, la sera (o forse e’ più corretto dire, la mattina, all’alba) lo si trovava intento a scrivere nel suo studio. Papà si distoglieva un attimo, sorrideva, accoglieva i nostri racconti serali e poi spediva subito a letto, redarguendo per l’ora tarda e richiamando ai nostri doveri mattutini di studenti universitari. Era pur sempre nostro padre e non poteva fare altrimenti, anche se traspariva la curiosità di sapere cosa avevano fatto i suoi figli e con chi e come avevano trascorso il loro tempo.

 

Uno dei tratti essenziali di nostro Padre era proprio la curiosità, preziosa eredità che ha lasciato a noi tre figli. Una curiosità “ a tutto tondo” verso il nuovo, un desiderio di accrescere il proprio sapere, di approfondire, con la convinzione che tutti hanno qualcosa da insegnare e che non si deve smettere mai di imparare.

 

Lo ricordiamo cosi: grande ascoltatore silenzioso e riflessivo, con lo sguardo assorto nei suoi pensieri e pronto poi, con una grande capacità di sintesi, da buon ingegnere, a dispensare i suoi consigli. Oggi, a posteriori, possiamo asserire “piccole perle di saggezza”. Del resto anche lui amava ripetere, soprattutto negli ultimi soggiorni in ospedale, “questa barba bianca, servirà pur a qualcosa”.

 

Nostro Padre era un Ingegnere nell’animo, colui il quale si “ingegna”, un uomo intelligente, pratico, capace di risolvere problemi. E’ cosi crediamo sia cominciata la sua carriera di giovane ingegnere, alla ricerca di qualcosa che desse seguito ai suoi studi classici e di Ingegneria, conseguiti, con non poca sofferenza, presso la Facoltà di Ingegneria, sezione  industriale, sottosezione meccanica, il 23 Dicembre 1959, presso l’Università degli Studi di Napoli, città che incise fortemente sulla sua formazione culturale.

 

Amava raccontare la facilità con cui i giovani Ingegneri, agli inizi degli anni ’60, diversamente dai giorni nostri, trovavano lavoro. Appena conseguita la laurea in Ingegneria Meccanica aveva inviato il suo curriculum vitae a diverse aziende, sostenuto diversi colloqui nel Nord Italia, ricordo ad esempio la Montecatini, la Dalmine, l’Eni, la Rivarossi, ma la vera folgorazione, arrivò con la chiamata dell’Alfa Romeo di Milano. Cosa poteva chiedere di più un giovane Ingegnere Meccanico, se non entrare nel settore progettazione in Alfa Romeo? Era il 1 luglio 1960.

 

 

Papà raccontava la sua grande storia d’amore con l’Alfa Romeo, parallela a quella vissuta con  Giovanna, la sua compagna di tutta la vita, sposata nell’agosto del 1962 nella sua città natale di Catanzaro, altra città che aveva inciso nella sua formazione giovanile.

Gli inizi: molto duri, in una Milano un po’ diffidente verso i giovani del Sud Italia, il lavoro in progettazione, con un capo molto esigente e con orari faticosi, anche per testare su pista nuovi motori e vetture. Si perdeva nel raccontare le nottate trascorse sulla pista di Balocco a provare motori ed a carpire i segreti della guida dei valentissimi collaudatori dell’Alfa Romeo.

 

Sono gli anni sessanta, anni della Giulietta e della Giulia, vetture che hanno fatto la storia dell’Alfa Romeo. Nel campo delle corse nacque nel 1964, l'Autodelta, il reparto specifico per le competizioni, grazie anche all'impegno di Carlo Chiti. Nel frattempo entrò a regime anche il nuovo stabilimento di Arese e continuò la collaborazione con i migliori designer italiani, da Zagato con le famose coupé, a Pininfarina a cui si deve la famosissima spider Duetto, fino a Bertone a cui si deve la Montreal del 1970. Nel 1968 fece la sua apparizione una derivata della Giulia, la 1750 che vedrà anche una sorella maggiore pochi anni dopo, la 2000.

 

Il 1972 fu l'anno dell'inaugurazione dello stabilimento di Pomigliano d'Arco, con l'inizio produzione della piccola Alfa, la Alfasud.

Di questi anni (1972) fu anche un modello basilare nella storia dell'Alfa Romeo, l’elegante e potente Alfetta.

 

Quasi alla fine degli anni ’70, la malattia fa capolino e viene proposto dai dottori milanesi, quale possibile rimedio, il trasferimento di Papà in un clima caldo nel Sud Italia. Ci trasferiamo in Sicilia, a Catania, dove Alfa Romeo è presente con una Filiale diretta.
Gli anni siciliani sono “solari” e del resto come poteva essere diversamente in una regione ricca di “calore umano”come la Sicilia!.
(A lungo da bambina, a sentir appellare mio Padre in ufficio con quella fantastica cantilena catanese, ho pensato che “Ingegnerdolce” fosse una parola unica).

 

Da progettista l’Ingegnerdolce diventa un vero e proprio commerciale.
Gli viene affidato inizialmente tutto il settore Assistenza Clienti, gestendo sia l’Officina Meccanica presso la Filiale che tutta la Rete di Officine e Carrozzerie Autorizzate esterne.
Successivamente, quale Responsabile Vendite, la sua attività si trasforma “on the road”, sul territorio, gestendo i rapporti commerciali con tutta la Rete di Concessionarie Alfa Romeo della Sicilia Orientale. In questo periodo, scherzando in famiglia, amava definirsi “un venditore di saponette da qualche milione!!” coinvolgendoci emotivamente nella sua attività.

Grazie alla sua esperienza maturata in progettazione e alle sue doti “empatiche”, la sua attività frutta nei 13 anni siciliani, la conquista della fiducia e della simpatia di tutti i suoi interlocutori: collaboratori, concessionari, carrozzieri, clienti pubblici e privati, etc. Per non fare torto a nessuno, eviteremo di fare nomi, ma sono tutti ben presenti con grande affetto nella nostra memoria, perché parte integrante della vita di nstro Padre di quegli anni.

 

È dell'inizio degli anni ottanta la presentazione dell'Alfa 33 in sostituzione dell'Alfasud (come dimenticare la nostra mitica giardinetta verde pisello!!), di cui uscì anche una versione 4x4 e station wagon. Nello stesso anno, il 1983, prese vita anche il tentativo di joint-venture con la nipponica Nissan con la messa in produzione dell'Arna (acronimo di Alfa Romeo Nissan): basata su telaio della Nissan Cherry e con meccanica dell'Alfa 33, l'esperimento però non ottenne i frutti sperati poiché gli appassionati alfisti non riconobbero in questo modello i tratti caratteristici della Casa del biscione. Nel 1984 cominciò la commercializzazione dell'Alfa 90, erede delle Alfetta e Alfa 6, ridisegnata dal noto carrozziere Bertone.

 

Agli inizi degli anni ’80, un caro amico di papà, collega dei primi anni in progettazione in Alfa Romeo, l’Ingegner Ferruccio, propone a Papà di ritornare a Milano.

 

Papà ritorna ad Arese, questa volta per gestire il settore “Omologazioni Nuovi Modelli” sia per l’Italia che per l’Estero. Gli interlocutori sono per lo più Enti Pubblici, Autorità di Vigilanza, Motorizzazioni Civili. Papà da uomo passionale del Sud si lascia travolgere dall’attività e cambia di nuovo veste professionale.

 

Nel 1985 l’Alfa Romeo festeggiò i 75 anni di vita e per ricordarlo iniziò la produzione dell'Alfa 75, dotata della stessa meccanica di Alfetta, Giulietta e Alfa 90. L’Alfa 75, se i ricordi non ingannano, insieme alla mitica Giulia berlina era il modello preferito da Papà.

 

Nel 1986, l'Alfa Romeo venne ceduta all'allora Gruppo Fiat che decise di accorparla ad un'altra azienda dello stesso gruppo, la Lancia, dando vita alla Alfa-Lancia Industriale.

Papà rimane come consulente in Alfa-Lancia, sempre nel settore omologazione, ancora per qualche anno. Nel 1987 uscì un modello che si rivelò fondamentale per l'Alfa Romeo, la 164, che presentava una caratterizzazione stilistica molto marcata, dovuta al disegno pulito di Pininfarina. Il V6 benzina fu eletto migliore motore dell'anno e la 164 TD, al momento della presentazione, era l'auto diesel, con motore VM, più veloce al mondo.

 

Gli anni successivi (1990-2000) trascorrono con consulenze a piccole aziende locali nel campo della qualità. In questi anni comincia per Papà anche l’impegno civile, apolitico, con la costituzione dell’associazione aresina “Pensionati per la città” di cui diviene Presidente. L’associazione ha l’obiettivo di valorizzare il patrimonio umano di persone, in pensione, ma in grado di offrire la propria attività su base volontaria, al servizio della comunità di Arese nel campo dell’assistenza sanitaria, civile ed ambientale. Sono anni per Papà e per tutti noi della famiglia di grande ricchezza umana e civile, di cui ancora oggi abbiamo testimonianza.

 

Chiudiamo questo excursus familiare – professionale su nostro padre, Enrico Dolce, ringraziandolo ancora per aver insegnato a noi figli ad amare e rispettare la vita, a viverla onestamente e ad avere sempre quel pizzico di curiosità, con spirito “ingegneristico”, nell’affrontare la vita e le novità che la stessa ci propone

 

Chi ha quel lampo di curiosità negli occhi, non muore mai!

Simona, Stefano e Michele Dolce

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

... forse era un suo sogno!

           Pas e la piccola

 

 

Commenti  

 
0 #1 Carlo 2017-01-14 08:10
Occhi lucidi x tenerezza e amore DOLCE
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